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venerdì 29 aprile 2011

Ha più di vent’anni, ma è Vintage?

Credo che non sia ancora ben chiaro a tutti il significato del termine Vintage, diventato ormai di uso quotidiano. Si tratta di una parola inglese, di derivazione francese (Vendenge), che a sua volta trova la sua etimologia nel latino “Vindemia”, poiché sta ad indicare un’annata di vino particolarmente importante.
Vintage è quindi un attributo riservato ad un prodotto che è sicuramente d’eccellenza, di valore tale da aumentare nel corso del tempo.
Se ci pensiamo, ci rendiamo conto di come le cose vecchie autentiche, per la loro stessa natura, non invecchino: sono dei classici, degli “ever green”; concluso il loro ciclo di vita, migrano nei canali dell'antiquariato. Emergono di generazione in generazione come un tributo ad un passato spesso idealizzato; sono superati dall'evoluzione tecnologica e dalle oscillazioni del gusto, ma non sono mai messi definitivamente in soffitta.
E' vintage un oggetto che, se pur superato da mille altri successivi più nuovi e di tendenza, non è mai “passato di moda” e rimane sempre attuale per alcune sue peculiarità. Non è solo ciò che rievoca un’epoca passata e usi e costumi che hanno caratterizzato la ns. storia o la storia dei ns. genitori, ma è uno “stato sentimentale”, l’espressione massima di un senso di nostalgia, quasi una sorta di mitizzazione.
E' vintage non solo perchè ha superato i vent’anni, ma perchè deve trasmettere un messaggio d’incanto, descrivere un’emozione nostalgica e donare un’anima agli oggetti del passato che vivono con noi il tempo di oggi.

martedì 26 aprile 2011

Piccole stelle color bianco panna

Se andate a passeggio, in questi giorni potete notare delle piante con fusti erbacei e non molto sviluppati, piene di piccoli fiori color bianco panna, a forma di stella, raccolti in infiorescenze ombrellifere, piuttosto profumati: si tratta del sambuco.



Giunti a maturazione in autunno, i fiori diventeranno drupe, cioè piccole bacche lucenti di color nero-violaceo, dal sapore acidulo, riunite in grappoli.



Il sambuco è pianta comune nei luoghi incolti situati presso il mare come in montagna, ove cresce numeroso nella zona del faggio, del castagno e delle querce.
I fiori vengono fatti essiccare e si conservano poi in vasi a chiusura ermetica in modo da averli a disposizione in ogni periodo dell'anno. Anticamente venivano posti nelle cassette di frutta perché ne favorivano la conservazione, mentre con le bacche si preparava una confettura ricca di vitamina C.
Per chi li vuole raccogliere, i fiori freschi trovano utilizzo nelle insalate, nelle frittate e nelle macedonie; inoltre si possono utilizzare per preparare le frittelle, utilizzando la ricetta che vi riporto qui sotto.

Tra i “si dice” del Sambuco: provare per credere
• Una manciata di fiori freschi di sambuco, una di fiori di tiglio e una di camomilla in una ciotola, coperta di acqua calda e compressa fino ad ottenerne una poltiglia da porre tra due garze, si dice sia un’ottima maschera tonificante
• L’infuso delle foglie di sambuco si dice curi i raffreddori
• Il decotto delle bacche di sambuco si dice sia un buon lassativo
• Al sambuco si attribuivano in passato poteri magici, contro demoni e streghe; oggi piantare un sambuco vicino alle finestre di casa si dice tenga lontane dall’interno le mosche.



Non ho mai provato ad utilizzare il sambuco per scopi alimentari, ma ritengo che i fiori siano molto decorativi.
Se vi cimentate nelle frittelle, eccovi la ricetta: sappiatemi dire!

Ingredienti:
10 fiori di sambuco
100 grammi di farina 00
acqua fredda quanto basta
un po’ di zucchero
olio extravergine d’oliva

I fiori vanno colti ed utilizzati subito perché tendono a deteriorarsi velocemente; spruzzateli leggermente con un po’ d’acqua per lavarli, poi scuoteteli per asciugarli; devono essere eliminati i gambi più grossi e duri.
Preparate una pastella né troppo densa né troppo liquida, lasciandola riposare in frigo per almeno un’ora. Preparate quindi la padella per friggere. Quando l’olio è a temperatura, intingete un fiore di sambuco alla volta nella pastella, tenendolo per il gambo, e poi mettetelo subito a testa in giù nell’olio bollente; dopo due o tre minuti giratelo, aspettate che sia dorato e croccante anche sull’altro lato e mettetelo ad asciugare su un foglio di carta per il pane per assorbire l’unto in eccesso.
I fiori vanno serviti possibilmente caldi, spolverati con un po’ di zucchero.

martedì 19 aprile 2011

une seconde chance: pourquoi pas?

Trovo interessante, se ho un po’ di tempo a disposizione, fare un giro presso i mercatini dell’usato della mia zona: si trovano spesso in capannoni che sono gelidi in pieno inverno, ma che traboccano di oggetti, mobili, tele un po' bruttine, lampadari, abiti, calzature, borse. Non hanno pretesa di vendere il pezzo “antiquariale”, ma vi si può trovare a volte qualcosa di particolare, soprattutto per chi è collezionista.

Questo tipo di commercio mi piace perché favorisce la sostenibilità è si basa su un concetto semplice ed ecologico, che consente a chi non usa più un certo oggetto di venderlo per renderlo disponibile invece a chi può ancora apprezzarne l’utilizzo.

Si raggiungono così almeno tre obiettivi interessanti:
Un introito economico per il venditore che grazie alla vendita riceve denaro contante;
Un risparmio da parte dell’acquirente sul prezzo di mercato;
Una seconda vita all’oggetto in un sistema etico-solidale, che non viene smaltito in discarica o peggio ancora abbandonato, con conseguente salvaguardia del territorio.


Si tratta di realtà in franchising, che sono ormai un po’ ovunque; nella mia zona alcuni sono con il marchio Mercatopoli, altri con il marchio Mercatino.






Ecco, il mio sogno nel cassetto è proprio quello di aprire uno di questi negozi, magari dandogli un’impronta vintage.
Sognare non costa nulla, tanto che ho già scelto anche il nome: “une seconde chance“. Ma avrei sicuramente qualche difficoltà a vendere alcuni oggetti e a non trattenerli per me.

mercoledì 13 aprile 2011

Ma ... tutto il giallo nei prati?


Ma sì e lui, il taràssaco comune (nome botanico: Taraxacum officinale) pianta a fiore della famiglia delle Asteracee, certezza di primavera ormai avanzata, croce di chi, come me, si spaccia per “giardiniere”.
Pare che sia dotato di virtù medicamentose, note fin dall'antichità e sfruttate con l'utilizzo di radici e foglie. Noi lo conosciamo comunemente come dente di leone, soffione, o “pissacan” proprio per la sua caratteristica di essere diffuso ovunque. Infatti cresce spontaneamente nelle zone di pianura fino ad una altitudine di 2000 metri, fino a diventare infestante. In Italia cresce dovunque e lo si può trovare facilmente nei prati, negli incolti, lungo i sentieri e ai bordi delle strade e, ahimè, in giardino.
E’ protagonista anche in cucina, come una apprezzata insalata primaverile depurativa, sia da solo sia in mescolanze varie. In Piemonte viene chiamato "girasole" ed è tradizionalmente consumato con uova sode durante le scampagnate di Pasquetta.
Anche i petali dei fiori possono contribuire a dare sapore e colore ad insalate miste, mentre i boccioli possono essere preparati sott'olio o come i capperi. Un’amica mi ha insegnato a preparare in fiori in pastella per poi friggerli, ma non ho ancora avuto il coraggio di provare se siano “commestibili” e quale sapore abbiano. Le tenere rosette basali, che sono amarissime, si possono consumare sia lessate, condite con olio extravergine di oliva, sia saltate in padella con un po’ di aglio.
Il consumo della pianta si spinge fino alla preparazione di una marmellata di fiori di tarassaco che prevede di bollire a pentola aperta per circa 20 minuti 1 Kg di i fiori in due litri d’acqua, filtrare il liquido ottenuto, aggiungere 1 kg di zucchero e bollire nuovamente a pentola aperta fino alla densità desiderata. Va conservata in vasi di vetro chiusi ermeticamente e sterilizzati.



Se vi volete cimentare!!
Per quanto mi riguarda la marmellata può attendere: sono troppo occupata ad estirpare i fiori dal giardino, prima che diventino soffioni e rilascino mille e mille semi …

venerdì 8 aprile 2011

Guardando dal mio balcone

Ecco che cosa vedo: si tratta della fioritura del Ciliegio ornamentale, una nuvola di petali.



Mentre mi beo di questo spettacolo non posso fare a meno di pensare alla Festa dei Ciliegi che si celebra in Giappone nei primi giorni di Aprile: è il momento in cui i giapponesi si riversano nei parchi delle loro città per ammirare la fioritura dei ciliegi, sotto gli alberi in fiore. La festa dura per tutti i giorni in cui la fioritura è al suo massimo splendore, di solito uno o due, mentre sugli alberi i fiori restano per quasi un mese.



La mente corre a tutte le immagini tremende provenienti dal Giappone che sono rimbalzate sulla televisione nei giorni scorsi.
Forse non tutti sanno che il fiore del ciliegio (Sakura) rappresenta l'anima del Giappone: la delicatezza, il colore pallido, la brevità della sua esistenza sono per i giapponesi il simbolo della fragilità, ma anche della bellezza dell'esistenza.
Nella speranza che possano avere un po’ di serenità …

martedì 5 aprile 2011

Ancora ricordi: le uova colorate


A casa da scuola già a partire dal pomeriggio del giovedì santo, si era soliti preparare le uova colorate: da piccoli era un’attività galvanizzante, insomma ci si metteva un sacco di passione. La cucina si trasformava: pentole e uova la facevano da padrone.
Si selezionavano le più bianche, si sistemavano in una pentola coperte d'acqua, si aggiungeva un cucchiaino di aceto ed il colorante. Dovevano bollire per circa 15 minuti a fuoco basso e poi andavano sistemate in un piatto a raffreddare.
La mamma, per tradizione, voleva che i coloranti fossero solo naturali, anche perché questo consentiva poi agli uomini di casa di consumare il prodotto. Nei giorni precedenti ogni occasione era buona per mettere da parte i materiali di colorazione; in cucina si accumulavano bucce di cipolla bionda che davano alle uova un colore aranciato, foglie di spinaci per un bel verde chiaro, barbabietole rosse per un rosso pallido, foglie di cavolo rosso per sfumature blu e perfino del caffè forte per uova marroni. Ci si lanciava anche nell’acquisto di qualche bustina di zafferano, che regalava alle uova un bel colore giallo.

La nonna, che dava qualche consiglio dall’alto della sua esperienza, a colorazione ultimata, mi faceva passare le uova con un batuffolo di cotone imbevuto d'olio di oliva e poi le dovevo lucidare una ad una con un panno morbido perchè così risultavano brillanti.
Il risultato era sempre molto gradevole, il lavoro appagante e le uova facevano bella figura in un cestino che era religiosamente conservato di anno in anno proprio per questo scopo.
A volte ci si lanciava anche a realizzare qualche decorazione con fiori secchi e un po’ di colla o con la carta crespa che era rimasta dai fiori preparati per abbellire l’ulivo che noi bambini esibivamo in Chiesa la domenica delle Palme.

Certo che quell’entusiasmo che avevo da bambina, in qualche modo mi manca, mi manca veramente!
Mio figlio è troppo grande per prestarsi a soddisfare il mio desiderio di creatività e se lo facesse sarebbe solo per compassione e vedrei sul suo viso costantemente scritto “povera mamma, si sa…è stressata”.
Metti poi ad averle preparate e a metterle in tavola in giorno di Pasquetta: sai il coro di “ma sei matta? ho il colesterolo alle stelle!”



Non mi resta che consolarmi facendo il solito giro in rete, dove cerco di carpire tutti i vostri segreti.
A tal proposito vi consiglio di visitare il blog di Linda “Pane, Amore e Creatività” che, oltre ad essere una fonte inesauribile di ispirazioni e di tutorials, presenta delle uova decorate da amiche svedesi:
http://paneamoreecreativita.it/blog/2009/03/decoupage-decorare-le-uova-di-pasqua-con-idee-svedesi/
http://paneamoreecreativita.it/blog/2010/02/pasqua-le-uova-decorate-di-hannas/
e otto splendidi modi decorare le uova
http://paneamoreecreativita.it/blog/2010/03/8-modi-per-decorare-le-uova-di-pasqua/

Per le perfettine, il suggerimento è per le idee pasquali di Martha Stewart, guru di qualsiasi argomento abbia attinenza con la casa e la decorazione, che presenta delle uova decorate con una tecnica giapponese:
http://www.marthastewart.com/article/elegant-eggs

Per le esperte di taglio e cucito, consiglio le uova in tessuto di Kim del Blog “Retro Mama”, con il tutorial per imparare:
http://retro-mama.blogspot.com/2009/03/easter-is-in-air.html

Non mancherò, prossimamente, di postare le uova che ha realizzato la mia mamma, che è più che ottantenne ed ha le mani fatate, e che usa appendere in occasione della Pasqua a dei rami di nocciolo contorto.

venerdì 1 aprile 2011

Ma il tuo giardino è alla moda?

Ma non è strana questa domanda che mi ha fatto una collega la scorsa settimana quando, alla macchinetta del caffè, le avevo detto che avevo già dato una “regolatina” a quello che rimaneva del mio prato dopo un triste e lungo inverno?

Non so perché, ma mi sono messa a pensare come, invece, sia vero che anche i giardini seguono la moda del momento. A guardare bene, in base al tipo di essenze piantumate, si può arrivare a darne una datazione abbastanza veritiera: palme, araucarie, forsithie, aceri giapponesi rossi, sono tutti identificativi di un’epoca e di una moda; ogni anno gli ibridatori lanciano un nuovo tipo di fiore per il balcone, anche per invogliare i “tradizionalisti” a cambiare un po’ l’arredo del balcone.



Anche le ortensie hanno subito l’insulto delle mode; infatti fino ad un decennio fa, quasi più nessuno le voleva coltivare: se ti capitava di riceverne una in regalo, solitamente tentavi di riciclarla, riesumando vecchie zie che avevano sicuramente un giardino adatto ad ospitare piante che venivano considerate decisamente “démodé”.
Ma le ortensie non sono finite nel dimenticatoio, stanno vivendo una seconda giovinezza e già da un po’ sono tornate prepotentemente alla ribalta, da tante che sono, in un incredibile assortimento di forme, colori, dimensioni ed esigenze.
Il lungo periodo di oblio è stato determinato anche dal fatto che sul mercato veniva proposta quasi esclusivamente la specie più nota, Hydrangea macrophylla, tanto da diventare un po’ noiosa. Nuove cultivar importate da Cina, Giappone o create dagli ibirdatori a “capigliatura arruffata” (“Mophead”) e quelle a “cuffietta di merletti” (“Lacecap”) si stanno ora imponendo sul mercato e stanno conquistando piano piano una loro platea.



Oggi abbiamo a disposizione ortensie adatte ad inserirsi in qualsiasi situazione: come bordure ai lati di un viale di ingresso per chi ha un grande giardino e di dimensioni medio-grandi per i giardini più piccoli che si possono utilizzare da sole, come se si trattasse di piccoli alberi fioriti. Un altro utile impiego le vede piantate contro un muro o una parete, dove possono diventare elemento di varietà nei confronti delle piante rampicanti. Edera o altro, che crescono alle loro spalle.




Se, come me, siete patiti di giardinaggio “teorico”, cioè di quel tipo di giardinaggio non operativo e faticoso che si limita alla lettura di riviste specializzate tipo Gardenia o Giardinaggio, non vi sarà sfuggito come le ortensie stiano tornando prepotentemente.

A tale scopo un giro sul sito www.pbortensie.com di Rita Paoli ed Alessandra Borgioli può aprirvi un mondo: si tratta infatti di uno dei vivai più importanti d’Italia, nato nel 1998.

Gioca a loro favore il fatto che qualunque tipo di terreno può andare bene, purchè non sia troppo duro e ricco in argilla, nel qual caso deve essere corretto con un buon terriccio per acidofile. Si sa che le ortensie amano l’acqua, il nome stesso lo suggerisce; è comunque indispensabile assicurare loro un buon drenaggio. Tramite prodotti specifici si può incidere sui colori delle infiorescenze: il suolo acido stimola la produzione del blu, mentre quello alcalino cambia il colore in rosa. Quindi se il nostro terreno ha un pH compreso tra il 4,5 e il 5 i fiori saranno blu, mentre con pH 6-6,5 si hanno fiori rossi o rosa. Nei terreni neutri si possono aggiungere prodotti con solfato d’alluminio per stimolare la produzione di blu, mentre si agisce sul terreno acido con carbonato di calcio per avere il rosso.

Alcune di loro (quercifolia, arborescens, pani culata) sopportano sino a meno 20°C; macrophylla e serrata sino a meno 10/12°C; aspera e involucrata solo sino meno 7/8°C.




In giardino di adattano bene alla mezz’ombra o all’ombra che sono da preferirsi al sole pieno, anche se la quercifolia si può adattare.
In genere, non andrebbero potate del tutto, fatta eccezione per l’eliminazione di fiori e rami secchi e lo sfoltimento dei getti centrali più vecchi, allo scopo di dare più luce all’interno dell’arbusto. Se si vuole potare, occorre differenziare fra le varie specie poiché alcune fioriscono sul ramo dell’anno precedente. Per tutte è indicata una moderata potatura di riordino.

Non sono difficili da coltivare, perché si tratta di piante affidabili, versatili, generose, che si adattano a molte condizioni ambientali, anche le più disparate ed è questo il motivo per cui anch’io le ho piantate nel mio giardino, in attesa di vedere i risultati sperati.