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martedì 31 maggio 2011

Anche il tuo vecchio argento può trasformarsi in un pezzo di storia

Ecco una iniziativa piuttosto particolare che riguarda la Città di Vicenza: si tratta dell’operazione “Trasforma il tuo vecchio argento in Storia”, resa possibile dalla collaborazione di 10 gioiellerie di Vicenza (Pavan, Ageno, Dal Ponte, Da Rin, Soprana, Donegà Paolo, Re Mida, Gino Zoccai, Marotto e Vettori) e patrocinata del Comune.

A partire dal 24 maggio, presso le gioiellerie che aderiscono al progetto e che espongono questa vetrofania ,
ogni cittadino potrà offrire il suo contributo per la rinascita di un’opera d’arte della città semplicemente consegnando quei piccoli oggetti d’argento, rotti, inutili e di poco valore economico che spesso teniamo in casa, nell’entusiasmo di lasciare un segno forte nella cultura del territorio vicentino.

Il Gioiello di Vicenza, che diverrà patrimonio dei vicentini e proprietà dell’intera comunità, consiste nella riedizione di un modello della Città di Vicenza, che fu realizzato nel 1578 in argento, con un'opera tradizionalmente attribuita a Giorgio Capobianco, su progetto di Andrea Palladio.
Venne offerto dai cittadini alla Madonna di Monte Berico per scongiurare l’epidemia di peste, ma fu distrutto dalle truppe del governo napoleonico nel 1797.
Ce ne è giunta memoria grazie ad alcuni dipinti raffiguranti il patrono della città con il prezioso modellino.


Verrà ricostruito in 3D dall’arch. Romano Concato, in forma circolare del diametro di circa 60 cm; per la sua completa realizzazione saranno necessarie 2000 ore di lavoro e almeno 30 Kg di argento.


Chi volesse maggiori informazioni può richiedere chiarimenti a: ilgioiellodivicenza@yahoo.it
E’ possibile vedere in anteprima il Gioiello di Vicenza all’indirizzo: http://gallery.me.com/vi1544#100307

giovedì 26 maggio 2011

"Quando la moda torna di moda" : Mostra Mercato del Vintage a Bassano del Grappa (VI)


Ecco che, per la prima volta, il Vintage fa tappa anche a Bassano del Grappa nella splendida cornice di "Villa Giusti del Giardino", per l’occasione aperta al pubblico nel fine settimana del 28 e 29 maggio 2011 dalle 10.00 alle 19.00.

Si potrà trascorrere una piacevole giornata percorrendo le antiche stanze della villa, tipica espressione dell'architettura veneta del 600, e passeggiare nel meraviglioso parco, apprezzato per la bellezza delle piante secolari.

Foto tratta dal sito di Villa Giusti

Oltre che dall'ambientazione, il prestigio dell'evento è assicurato dalla collaborazione con Angelo Caroli, guru del vintage, organizzatore e collaboratore di tutte le più importanti fiere vintage tenutesi in Italia.
Sarà quindi una ghiotta occasione per fare acquisti convenienti, per chi voglia arricchire il proprio guardaroba o per chi ama collezionare oggetti di design o per chi, semplicemente, ritrova in queste creazioni un pezzettino del proprio passato.


Vedi anche:
Creattivando: Ha più di vent’anni, ma è Vintage?

“Brocanteuse” e collezionista: è per sempre

Sì è proprio così: la “brocanteuse” autentica, come la collezionista, non molla mai ed è sempre alla ricerca di qualcosa; guarda con molto interesse dappertutto, scruta anche tra le cianfrusaglie che gli amici vogliono buttare . . . non si sa mai.
Se poi si imbatte, andando a passeggio per il proprio paese, in un negozio dell’usato, allora è festa.
E lo è per una serie di motivi:
i negozi dell'usato effettuano un tipo di commercio che si basa su un concetto semplice ed ecologico, che consente a chi non usa più un certo oggetto di venderlo per renderlo disponibile invece a chi può ancora apprezzarne l’utilizzo.
Si raggiungono così almeno tre obiettivi interessanti:
un introito economico per il venditore che, in caso di vendita, riceve denaro contante;
un risparmio da parte di chi compra sul prezzo di mercato;
una seconda vita all’oggetto in un sistema etico-solidale; infatti l’oggetto non viene smaltito in discarica o peggio ancora abbandonato, con conseguente salvaguardia del territorio.

Ed è con piacere che dedico questo post ad un nuovo negozio dell’usato, il primo aperto a Valdagno (Vi) a fine agosto dello scorso anno : il “Bottegone dell’Usato” .


E’ gestito da due ragazze giovani, simpatiche e spigliate: Renza e Socia (NB: in foto c'è Renza; la Socia preferisce non apparire in video o in voce).

Ovviamente, contagiata come sono dal virus del collezionista, quando posso non manco di fare una capatina.
Le foto, scattate col cellulare, non rendono giustizia né al negozio, né alle titolari; se vi trovate a passare da Valdagno, vi consiglio di fare un giro.


Non c’è la pretesa di acquistare il pezzo “antiquariale”, ma vi si può trovare anche qualcosa di particolare.
Ad esempio io ho acquistato un servizio di piatti di porcellana Bavaria stupendo, che ho voluto regalarmi per il mio compleanno, e qualche settimana fa anche le tazzine da caffè ed il trittico caffettiera, lattiera e zuccheriera che sono nella foto. C’è anche il marchio, nel caso qualche blogger esperta mi sappia dire qualcosa di più.


A Renza e Socia, che spero prima o poi leggano il post, un augurio speciale di continuare l’attività con immutato entusiasmo.

Vedi anche:
Creattivando: Contagiati dal virus del collezionista

mercoledì 25 maggio 2011

Giardinaggio

Oggi, da buona "teorica del giardinaggio", come amo definirmi, mi sono decisa a postare qualche particolare del giardino di casa mia.
In realtà non è proprio un "giardino", ma si tratta di uno spazio piccolissimo, ricavato a stento tra le abitazioni; come tale, risente del fatto di essere poco seguito, scarsamente abbeverato e non certo rivestito da un folto manto di prato inglese...

Questo è il primo spazio dove ho sistemato un arredo di tipo "provenzale", acquistato al mercatino di Piazzola sul Brenta.
Assieme alle onnipresenti lanterne Ikea, utilissime di sera, la brocca con gli iris, dipinta con il paesaggio tipico della Toscana acquistata presso il laboratorio Olpe di Castiglione della Pescaia, meta privilegiata per le vacanze.



Ed ecco ora il mio "angolo del relax", completo di sedia da regista, in un momento magico in cui le ortensie sono in piena fioritura.

martedì 24 maggio 2011

Adesso è il loro momento: protagoniste in giardino ed in casa

Sono conosciute per i loro splendidi fiori, ma producono anche un bel fogliame; sono adatte come arbusti, ma anche come esemplari singoli in un piccolo giardino. Non necessitano di grandi cure, e capita spesso che esemplari completamente lasciati a se stessi, nei giardini di vecchie case abbandonate, continuino nel tempo a produrre i loro splendidi fiori.


Si tratta delle peonie, originarie dalla Cina, diffuse in tutto l'emisfero boreale e presenti anche nella flora italiana con alcune specie dai grandi fiori porpora e rosa, protagoniste non solo dei nostri giardini, ma anche nell’arredamento, come in questa splendida foto tratta dal catalogo di tessuti e carta da parati di Vanessa Arbuthnott.


Eccole, in tutto il loro magico splendore, in alcune splendide ispirazioni tratte dal blog Simply Me, che vi consiglio di visitare.



Per chi le acquista in vivaio ci sono ibridi e cultivar ottenuti dall'incrocio tra specie dalla particolare fioritura.
In genere le peonie sono suddivise in due grandi gruppi principali: arbustive ed erbacee.
Le più diffuse sono le erbacce, cui appartengono anche le specie presenti in natura; questi fiori vengono coltivati nei giardini europei da secoli. Si tratta di piante con radice tuberosa di grandi dimensioni; durante i mesi primaverili si sviluppano lunghi steli che portano grandi foglie frastagliate di colore verde brillante, a formare ampi cespi tondeggianti, che possono raggiungere anche il metro di altezza e di ampiezza. In primavera inoltrata, alcuni fusti sottili eretti tra il fogliame portano grandi boccioli, che produrranno enormi fiori colorati, in genere nei toni del rosa.
Esistono peonie erbacee a fiore semplice e doppio di colore rosso, rosa e bianco.
La coltivazione non presenta particolari difficoltà: i tuberi si piantano in un buon terreno soffice e fertile, ben lavorato e mescolato a poca sabbia e a dello stallatico ben maturo in una posizione ben soleggiata, necessaria a portare a termine la fioritura.
Da aprile a settembre vanno annaffiate regolarmente, quando il terreno è ben asciutto, anche se possono sopportare periodi di siccità medio-lunghi. Per le concimazioni è opportuno attendere la primavera, quando il fogliame tende a svilupparsi.
In piena fioritura i fiori sono talmente tanto grandi da piegare i fusti che li portano; per questo motivo è necessario porre dei tutori al centro del cespo di foglie, a cui assicurare i fusti con i fiori più grossi e pesanti. Bellissimi ed adatti allo scopo i tutori fotografati nel blog Blomsterverkstad di Minna.


Verso la fine dell'estate possiamo smettere di annaffiare, e in seguito possiamo tagliare il fogliame della peonia a 15-20 cm da terra; l'anno successivo la pianta ricomincerà a germogliare all'arrivo del primo tepore primaverile.
Possiamo moltiplicare le peonie erbacee dei nostri giardini dividendo le radici tuberose o i cespi di radici; in questo modo, in autunno, possiamo ottenere più piante da un solo esemplare. Ma le piante così prodotte tenderanno ad impiegare qualche anno per ben stabilirsi nel terreno e almeno un paio di anni prima di fiorire abbondantemente.
Lo stesso avviene per le piante da poco messe a dimora: le peonie infatti non amano i trasferimenti e ogni volta le spostiamo, le poniamo a dimora o le dividiamo, dobbiamo attendere almeno un paio di anni che si adattino alle nuove condizioni di coltivazione.
Possiamo ottenere nuove piante anche da seme, ma poiché i vivai commercializzano quasi esclusivamente ibridi, è probabile che pochi semi siano fertili e che le piante ottenute da seme non siano identiche alla pianta madre.

venerdì 20 maggio 2011

Domenica 22 maggio tutti a Vicenza per Vivi Vicenza Vintage



Anche il suggestivo corso Fogazzaro, in centro storico, tra l’incrocio con contrà S. Biagio e piazzetta dei Carmini, dalle 9 alle 19.30, vestirà “Vintage” con tripudio di vestiti, occhiali, borse, foulard, scarpe, bigiotteria, bauli, cappelli, profumi, dischi, libri, locandine e tanti altri oggetti prodotti nel recente passato e diventati di culto per qualità, design, originalità.
Si tratta di una novità assoluta per Vicenza, voluta dall’associazione “I portici di corso Fogazzaro”, in collaborazione con l’assessorato al turismo del Comune, un’occasione per appassionati e curiosi che potranno addentrarsi tra bancarelle che esporranno oggetti particolari; un modo per ritornare al passato ricordando lo stile e il modo di vivere dell’epoca,il fascino particolare del Vintage.
Saranno presenti una cinquantina di espositori provenienti da tutta Italia.
In piazzetta dei Carmini ci sarà anche un gazebo del Vespa Club di Vicenza e Lonigo con mezzi restaurati, bevande, musica e gadget. Il pubblico potrà inoltre incontrare ragazze con acconciature dell’epoca e vestite con abiti della collezione anni Ottanta della sartoria Paola Girardi di corso Fogazzaro che distribuiranno gadget e volantini. Alcuni dj, infine, proporranno musica anni ’80 e ‘90 da accompagnare agli aperitivi mentre il gruppo musicale “Magnetofono” suonerà jazz italiano anni ’50 e ’60 a partire dalle 17.
Non mancate!!!

giovedì 5 maggio 2011

Caffè con gli uccellini


Che bello la mattina presto adesso; si può iniziare la giornata bevendo un caffè in compagnia di un sacco di uccellini. Quante cose si devono raccontare. Certo rallegrano la giornata e, quando sto andando al lavoro, mi piace pensare che stanno rassettano le loro case ...



martedì 3 maggio 2011

Fritole co la “maresina”

Ne avete mai sentito parlare? Si tratta di frittelle “povere”, conosciute e diffuse credo solo nella mia zona e nelle vicine Arzignano e Chiampo; sono ottenute con un impasto a base di farina, uova, sale, acqua gasata molto fredda (o latte o birra) e lievito a piacere; si può aggiungere anche scorza di limone grattugiato, oppure grappa. Le varianti più ricche prevedono del riso lungamente bollito.



Componente fondamentale è l’Erba Amara o Matricale, detta anche Atanasia o Tanaceto (Chrysanthemum vulgare, var. Parthenium), che conferisce a queste frittelle un bel colore verde ed un inconfondibile sapore amarognolo, aromatico ma gentile, tanto che l’erba é detta, non a caso, “Maresina”. Se ne utilizzano le foglie, che vengono raccolte quando la pianta non è ancora in fiore.



Nelle zone dove vivo io, di riflesso alle celebri frittelle, la Maresìna é ingrediente pure di torte e frittate. Mia nonna era solita preparare una specie di torta, che friggeva nella farsora, e che chiamava “tortolo”: l’impasto era un po’ come quello delle frittelle, con l'aggiunta di fecola di patate, ma veniva servita come dolce, spolverata di zucchero.

Le frittelle presentano una forma allargata e piatta, con un diametro di 7-8 cm; vanno fritte in pochissimo olio e fatte girare di continuo.
Si devono servire subito, ancora calde, a piacere cosparse di zucchero semolato che viene meno assorbito dalle frittelle calde.
A me piace servirle non zuccherate, come aperitivo. Solitamente, con la stessa pastella, friggo anche alcune foglie di salvia e, se è la stagione giusta, alcuni fiori di acacia e di zucchino. Possono però essere utilizzate anche come contorno a piatti di carne, assieme anche ad altre verdure pastellate. Il gradimento è sempre molto alto: provare per credere!

Ecco, mi sento già una creativa

Ero una borsa, ma non piacevo più . . . .



Ora sono un piccolo cuscino.

lunedì 2 maggio 2011

Per gli amanti del Vintage

Segnalo la manifestazione “Vintage Design & Fashion Market”, giunta alla 2° edizione, che si terrà nei giorni 21 e 22 Maggio 2011 sul lungolago Gabriele d’Annunzio di Gardone Riviera (BS) con il seguente orario:
Sabato 21 dalle ore 10.00 alle 23.00
Domenica 22 dalle ore 10.00 alle ore 19.00

Sono organizzatori della manifestazione: Giordano Spinella, Graziella Belli, Gabriella Arcangeli . Per informazioni ci si può rivolgere a : belli.graziella@gmail.com



Per chi non è mai stato, è un'occasione unica per visitare la splendida ‘Isola del Garda’, meglio nota come isola Borghese, la più grande del lago di Garda.
Distante poco più di 200 metri da Capo San Fermo, promontorio che divide il golfo di Salò dalla baia dello Smeraldo, misura all'incirca un chilometro di lunghezza ed è larga in media 600 metri. A sud dell’isola si trova una catena di scogli e bassi fondali, alla fine dei quali emerge l’isolotto di San Biagio, conosciuto anche come Isola dei conigli; in prossimità dell'isola si trova lo scoglio dall’Altare, così chiamato in quanto si racconta che su di esso una volta all’anno venisse celebrata una messa alla quale assistevano i pescatori provenienti da tutto il lago a bordo delle loro barche.
Amministrativamente l'isola appartiene al territorio comunale di San Felice del Benaco.
Fu abitata sin dall’epoca romana; abbandonata nei secoli di decadenza dell'Impero Romano, per lungo tempo fu rifugio dei pirati, che assaltavano le imbarcazioni che percorrevano le rotte del lago di Garda.
Nell'879 viene per la prima volta menzionata in un decreto di Carlomanno di Baviera, che documenta la donazione dell’isola ai frati di San Zeno di Verona. Non si sa per quanto tempo l'isola rimase proprietà dei monaci, in quanto la successiva notizia la vede facente parte, intorno al 1180, del feudo concesso dall'imperatore Federico Barbarossa agli avi di Biemino da Manerba.
Nel 1220 san Francesco d'Assisi, di ritorno da un viaggio in oriente, giunse a visitare l'isola e, reputandola luogo ideale per una comunità di frati, grazie al suo carisma convinse il proprietario Biemino da Manerba a donargli l'area scogliosa della parte settentrionale, ove venne realizzato un piccolo romitorio. Nel 1227 l'eremo accolse sant'Antonio di Padova e nel 1304, secondo la tradizione, avrebbe ospitato anche il terziario francescano Dante Alighieri, che avrebbe ricordato il luogo nella Divina Commedia
Nel 1429 vi giunse san Bernardino da Siena, che in veste di vicario generale dell'ordine francescano fece trasformare il romitorio in un vero e proprio monastero, mettendo egli stesso mano al progetto per la chiesa, il chiostro, le celle e i giardini.
L’isola divenne un importante centro ecclesiastico di meditazione e ospitò illustri personaggi religiosi, tra cui il vice-generale dell'Ordine francescano padre Francesco Licheto, che a partire dal 1470 vi istituì una scuola di teologia e filosofia.
La morte di padre Francesco segnò tuttavia l'inizio della decadenza della comunità religiosa dell'isola. Dal 1685 al 1697 il convento ospitava solo i frati novizi in ritiro e, nel 1778, l'oramai vetusto monastero venne definitivamente soppresso da Napoleone Bonaparte.
Dopo essere passata al demanio, la proprietà cambiò negli anni successivi molti padroni, per giungere nel 1817 nelle mani del conte Luigi Lechi di Brescia, che fece costruire una residenza sulle rovine del monastero e eseguì importanti opere di restauro e costruzione, tra le quali il porticciolo, costruito nel 1830 su progetto dell'architetto Rodolfo Vantini. Nell'isola dimorò per molto tempo la cantante lirica Adelaide Malanotte, amante del Lechi, meravigliosa interprete delle opere del Rossini. Nel 1837 il conte cedette l'isola al fratello Teodoro, ex generale dell'esercito napoleonico, il quale fece aggiungere al complesso le terrazze sul fronte della casa. Nel 1860 l'isola fu espropriata dallo Stato per costruirvi una fortezza militare, ma il progetto venne in seguito abbandonato e nel 1870 l'isola arrivò nelle mani del duca Gaetano de Ferrari di Genova. Lui e la moglie, l'arciduchessa russa Maria Annenkoff, si dedicarono alla progettazione ed alla realizzazione del parco, con la costruzione di muri di contenimento verso il lago e il trasporto di terra fertile in cui vennero impiantate essenze autoctone. Prima della morte del duca, avvenuta nel 1893, concepirono insieme il progetto di un lussuoso palazzo da costruirsi al posto della vecchia casa Lechi. La villa, in stile neogotico - veneziano che ricorda il Palazzo ducale di Venezia, venne realizzata tra il 1894 e il 1901 su progetto dell’architetto genovese Luigi Rovelli. Il palazzo fu arricchito da terrazze sistemate a giardino all'italiana, con elaborati disegni di siepi e cespugli fioriti. Alla morte dell'arciduchessa la proprietà passò alla figlia Anna Maria – in seguito sposa del principe romano Scipione Borghese – la quale ne fece la propria residenza e arricchì il parco con essenze esotiche. Nel 1927 alla morte del principe, l’isola passò in eredità alla figlia Livia, moglie del conte bolognese Alessandro Cavazza.
I suoi pronipoti ancora oggi la abitano, continuando ad occuparsi del parco e della conservazione del palazzo; dal 2002 hanno aperto l'isola alle visite turistiche:

http://www.isoladelgarda.com/garda.php/p-4x1x118/Isola-del-Garda.htm