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martedì 28 giugno 2011

Ma è proprio lui?


Detesto la pubblicità, televisiva soprattutto, e ancor di più quando arriva puntuale, ad interrompere le scene più importanti di un film o un dibattito interessante dai toni accesi, ma non posso certo negare che quello spot con quel pizzico di retrò e quel bel ragazzo a bordo piscina non abbiano catturato la mia attenzione.
Per un po' mi sono chiesta se il fusto fosse proprio lui, il bellissimo Delon; la risposta è arrivata quasi casualmente, parlando con un collega, grande cinefilo.
Dior, ha utilizzato per la campagna di "Eau Sauvage", uno dei profumi più famosi della maison, anzi il loro primo profumo da uomo creato nel 1966, alcune scene prese da "La piscina" film del 1968 con Alain Delon e attori di gran fascino e professionalità indiscussa, del calibro di Romy Schneider e Jane Birkin.
Lo spot è perfetto, soprattutto il finale. E' proprio vero che, quando si cerca qualcosa di elegante e raffinato, basta uno sguardo indietro nel tempo, che gli spunti non mancano mai.

giovedì 23 giugno 2011

Solo foto, scattate col cellulare Sig!

Oggi non resisto e posto qualche foto del mio angolo di relax in giardino.
Sì perchè il giardino non è solo lavoro del tipo tagliare l'erba, raccogliere le foglie secche, tosare la siepe, abbeverare i fiori, spazzare il pavimento esterno...., ma anche quel famoso "attimo tutto per me", per il caffè con gli uccellini, un bel libro, la fioritura del platycodon, che oggi voglio dividere con chi mi segue ....


Sono foto che ho scattato stamattina mooolto presto (erano circa le 5 e 30!!)
per portarle con me durante la giornata; desideravo soprattutto vedere, con occhi diversi da chi è di parte, l'effetto del mio ultimo acquisto: l'etagere fresca fresca dal mercatino di Piazzola sul Brenta che ho posizionato dietro la colonna portante della casa.
Alle cinque del pomeriggio, ovviamente, sarà servito il the assieme ad alcuni cupcakes.

mercoledì 15 giugno 2011

In giardino non possono mancare le Ortensie


Ho visto che a tutte piacciono molto le ortensie. Credo che sia perché sono piante generose, forti ed estremamente adattabili: amano l'ombra, ma possono crescere abbastanza bene anche al sole e chiedono veramente molto poco perché vivono in ogni tipo di terreno a condizione che ci sia un regolare apporto d'acqua ed un buon drenaggio e non temono i rigori dell'inverno, tanto da resistere bene sino ai sei o sette gradi sotto zero.
Anche la potatura è abbastanza semplice; le più comuni (macrophylla) fioriscono sul legno dell'anno precedente e quindi basta ripulire i rami secchi, rimuovere i vecchi fiori ed eliminare gli steli più deboli togliendo l'ultima coppia di gemme.


Le riviste mi confermano che il vecchio fiore non va tolto sino a primavera perché si pensa sia di protezione al nuovo germoglio; tuttavia alcune ortensie (ad esempio le lacecap), perdono tutti i loro fiori con il gelo invernale.


Suggerisco anche, nelle piante di cinque-sei anni di età, di togliere circa un terzo dei nuovi rami nati al livello del suolo, così da dare luce all'interno della pianta e permettere una vigorosa lignificazione. A volte è addirittura necessario, in presenza di inverni molto piovosi e con abbondanti nevicate, come nelle mie zone, effettuare una pulitura abbastanza radicale della pianta, anche se per l’anno successivo si perde parte della fioritura.
Le ortensie rampicanti, invece, richiedono una potatura molto limitata, che serve più che altro a contenerne la crescita.
Per la quercifolia, molto gradita e di facile reperibilità nei vivai, solo potatura di riordino.


In ogni caso la potatura non è essenziale: se lasciate crescere allo stato naturale, limitandosi in primavera a togliere rami e fiori secchi, le ortensie ci ripagano con cespugli grandi e dalle forme irregolari, ma con fioritura abbondante anche se i fiori saranno più piccoli.

Il fiore dell’ortensia per forma, lunghezza dei rami e durata, si presta ad essere reciso per essere conservato durante la stagione invernale: per conservarlo a lungo va tagliato alla fine dell’estate perché quelli che sembrano petali, sono in realtà foglie trasformate e a settembre divengono più dure e resistenti assumendo una interessante nota di colore verde.

Un vaso di ortensie, inoltre, può rappresentare, se collocato sapientemente, un vero e proprio elemento di arredo, anche se non sono destinate agli interni.


Per la riproduzione delle ortensie si ricorre alla talea, da effettuarsi da aprile ad ottobre, oppure alla divisione delle radici, facile e sicura.

giovedì 9 giugno 2011

Ancora su treni e trenini

Ormai, a causa di quel famoso regalo di Roberto (il mitico Marklin per chi non ne fosse a conoscenza), non mi trattengo più e, nel tentativo di mettermi in pari, quando navigo in rete non faccio altro che cercare informazioni sui “trenini”.

Ed è così che ho scoperto perfino il “Manuale del plasticista - Piccoli suggerimenti per l'impianto di un trenino elettrico in corrente continua” a cura di Flavio Capra, guida turistica specializzata sul trenino rosso del Bernina, cui ha dedicato un sito aggiornatissimo (maggio 2011) ed estremamente ricco di informazioni, non solo per gli amanti del modellismo, ma anche per chi condivide la passione per i viaggi in treno.


Per chi fosse interessato, oltre al manuale succitato, ad organizzare un viaggio con il mitico “Trenino rosso” della Ferrovia di Bernina che collega Tirano a S. Moritz con la Trasversale ferroviaria alpina più alta d'Europa patrimonio mondiale UNESCO, suggerisco prima un “giro” sul suo sito.

Quindi: buon viaggio a chi parte e buon lavoro ai “Plasticisti”

Acquisti dei mercatini

Le mie amiche mi chiedono: ma tutte le "cose" che compri dove le metti in casa? Che cosa ne fai, le utilizzi?
Ed eccole accontenate con le ultime "trouvaille" ...

qui una piccolissima parte della mia collezione di sveglie

e qui le mie "composizioni" di fiori conservate all'interno di recenti acquisti effettuati a Piazzola sul Brenta.

mercoledì 8 giugno 2011

Pazzi per i trenini: parte seconda

Quindi vi dicevo nel post precedente dello scompiglio creato dai “modelli rotabili” e che, comunque non era finita lì e che c’era un seguito, visto che ho uno zio, l’ultimo che mi è rimasto, ma anche il più caro, che VERAMENTE colleziona di tutto, da sempre. Basta chiedergli una cosa e ce l’ha; basta accennargli ad un “ritrovamento” di un pezzo così e cosà ed ecco che è in grado di raccontarti vita, morte e miracoli. In casa mia lo amiamo e lo stimiamo moltissimo e più di qualche volta approfittiamo della sua esperienza.

Bene è successo che vedo questo mio zio per caso, in visita alla sorella (la mia mamma) e, ancora più per caso, parlando, lui racconta che, tra le tante attività (api, miele, orto, ristrutturazioni varie) ha intrapreso la realizzazione di un plastico per il trenino per il piacere della cara nipote: si sdilinquisce in particolari, descrive le rotaie, come ha realizzato i collegamenti, il trasformatore, il passaggio a livello, ecc…..

E così mi sono sentita in dovere di raccontare del bel regalo di Roberto, del faldone consunto, dell’investitura, ecc… ; avevo stuzzicato la sua curiosità e, pochi minuti dopo, era già a casa mia a riaprire con me lo scrigno magico.

Il seguito ve lo lascio immaginare ed è un'altra serie di “Ah! Oh!” seguita da una strana richiesta relativa al prestito dei cataloghi Marklin per provvedere alla loro scansione….I “collezionisti” , si sa, sono veramente strana gente.
A proposito ho capito da mio zio che per far funzionare il trenino mi manca una cosa: cercasi trasformatore disperatamente!

lunedì 6 giugno 2011

Non volevo crederci: pazzi per i trenini

Tutto è cominciato per caso, o quasi, con un collega di lavoro molto caro che ha voluto regalarmi il suo giocattolo preferito di quando era piccolo: il trenino, ma non un trenino qualsiasi, ma il mitico Märklin.

Patita come sono delle cose vecchie e di tutto quello che non ho vissuto per colpa dell’età o del fatto di essere donna, ho accettato con immenso piacere ed ho ricevuto la “scatola” direttamente dalle sue mani, in religioso silenzio, quasi come se si trattasse di una investitura.
Più che di una scatola si trattava di un vecchio schedario, del tipo da ufficio, con i lacci usurati in tela, piuttosto malconcio e pesante; un “faldone” che già mi faceva l’occhiolino, facendomi immaginare che nel suo contenuto mi sarei persa.
Ho resistito ed ho aspettato la sera per aprirlo, a casa, quando c’erano anche mio marito e mio figlio; sì anche perché ero convinta che non avrei saputo capire bene da sola l’importanza del regalo. Di fatto avevo condiviso da piccola con mio fratello maggiore i binari sui cui far circolare un trenino, qualche cambio di direzione, l’abbassarsi delle sbarre del passaggio a livello, un plastico iniziato ma mai terminato con le montagne di cartapesta, ma non mi ero mai particolarmente appassionata. Mio fratello, invece, aveva respirato l’aria della ferrovia fin da piccolo quando, a quattro anni, il nonno materno lo caricava sul Galletto Guzzi e lo portava a vedere il passaggio dei treni.
Certo non pensavo che il tanto famigerato faldone avrebbe portato un così grande scompiglio; nella scatola, oltre locomotiva, vagoni e binari, c’erano anche i vecchi cataloghi. Ed è stato lì che mi sono resa conto che gli uomini, anche da grandi, restano sempre molto bambini. I maschi di casa hanno cominciato a sfogliare il catalogo e, ad ogni pagina, era una sequela di “Ah!! Oh!! Vedi questo ce lo avevo.. Ecco la locomotiva che avevo da piccolo.. Chissà se nella casa dove sono nato ci sono ancora… “ e così via.
Insomma, in un attimo io, che avevo ricevuto il regalo, il faldone e l’investitura ero stata completamente estromessa!!



Ma non tutti i mali vengono per nuocere e così ho deciso di documentarmi sui mitici Märklin, trenini realizzati da un'azienda produttrice di giocattoli tedesca, fondata nel 1859 per molti anni leader mondiale tra i costruttori di treni modello, distintasi per l’originalità dei suoi modelli a prevalente esecuzione in metallo e per il particolare funzionamento a corrente alternata anziché continua (dove entrambe le rotaie sono la massa -più correttamente il "neutro", trattandosi di corrente alternata, mentre la "fase" è data da una serie di punti di contatto in rilievo, posti tra le due rotaie -cosiddetta "terza rotaia"); i modellini prendono infatti la corrente dai punti di contatto tramite un pattino posto sotto la locomotiva.
Ho appreso che i binari sono di tre tipi M, C e K e che il mio collega ha conservanto i Binari M, usciti di produzione, ed attualmente reperibili solo nel mercato dell'usato, che alcuni rotabili Märklin hanno alto valore, ma, naturalmente non sono moltissimi, anche se il valore generale non è poi così basso; che è addirittura possibile, per farsi un’idea della produzione Märklin, acquistare il catalogo storico (Koll’s preiskatalog) edito ogni anno, che elenca ed illustra la produzione dalle origini ad oggi. Il catalogo attribuisce anche delle quotazioni ai singoli modelli, meramente indicative, in quanto il mercato italiano ha prezzi diversi.
Ho appreso che la Märklin ha un sito ufficiale
http://www.maerklin.de/de/
; che esiste un fan club italiano dove è possibile trovare sia informazioni di carattere fermodellistico storico o tecnico legate al mondo Märklin , sia esperienze personali, immagini e tecnica.
http://www.marklinfan.net/
; che esiste un sito ed un relativo forum a disposizione di tutti gli appassionati della Marklin con il preciso scopo di contribuire alla diffusione della passione per la Marklin. http://www.3rotaie.it/


Ho anche molte altre cose da raccontarvi, ma il post si sta facendo un po’ lungo. C'è un seguito, dovuto ad uno zio appassionatissimo di tutto e collezionista di qualsiasi cosa..

Un grazie a Roberto, il mio carissimo collega che ha dato la stura a tutta una serie di nuove conoscenze.

mercoledì 1 giugno 2011

Sta fiorendo il Platycodon

Certo che, dal nome botanico, non si direbbe proprio quella “campanella” che si sta imponendo da un po’ sul mercato e che si trova ora fiorita anche nei supermercati e nella grande distribuzione. A dire la verità ne ho acquistati alcuni esemplari lo scorso anno al mercato a Vicenza alla bancarella di un signore un po’ anziano che non sapeva dirmi il nome della pianta e la definiva appunto “campanella”.
Mi aveva detto che la pianta, se posta in piena terra, sarebbe rifiorita anno dopo anno.
Ovviamente non gli ho creduto, ma ho voluto fare ugualmente una prova e… magia!! Ora sta proprio rifiorendo.


Si tratta del Platycodon, erbacea originaria dell'Asia. Raggiunge un’altezza massima di 30-50 cm, con foglie alterne, ovali o lanceolate, di colore verde-blu; si sta già coprendo di alcuni boccioli tondeggianti e sto trepidamente attendendo i fiori che sono a stella, con 4 o 5 lobi: i miei saranno blu, ma ne esiste anche una versione lilla, bianca e rosa.
Sulle riviste specializzate queste piccole piante sono caldeggiate per un utilizzo in bordura, come le altre specie di campanula, per la loro ricca fioritura estiva e la longevità.
Sono abbastanza versatili perché si possono porre a dimora in luogo soleggiato, oppure all'ombra parziale; come ho potuto verificare personalmente, sopportano senza problemi le temperature piuttosto gelide delle mie parti, visto che la pianta va in riposo vegetativo durante i mesi invernali, disseccando completamente la parte aerea e sviluppando le nuove foglie in primavera.

Ho letto che si possono propagare per seme, quindi, a fioritura ultimata, proverò a conservare i semi da far germinare in autunno per l’anno prossimo.
Per ora sono le uniche piante del giardino a non essere state attaccate da parassiti e a non essere state mangiucchiate dalle lumache, autentica croce dopo le zanzare tigre. Direi che per bellezza e facilità di coltura sono indicate a tutti i “pollici neri".