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venerdì 25 gennaio 2013

Cantina di Soave, Borgo Rocca Sveva : adesso ci ho proprio preso gusto


Incredibile; due volte baciata dalla fortuna.
Domenica scorsa pranzo con deliziosa degustazione di vini (vedi qui) e giovedì 24, quasi quasi me lo dimenticavo visto che avevo dato adesione già da qualche tempo, ho potuto partecipare ad una visita guidata e ad una degiustazione di vini con veloce pranzo di lavoro alla cantina di Borgo Rocca Sveva a Soave ed eccomi qui vicino ad una botte di invecchiamento dei vini.
 
L'occasione è stata la presentazione di Windows 8 assieme ai nuovi tablet, portatili ed Ipad della Dell oltre ad alcune applicazioni specifiche realizzate appunto per il Mobile, egregiamente orchestrata da Euro Informatica srl, un'azieda di Sandrigo (VI).

Al di la dell'interesse che potete condividere o meno sull'argomento della giornata, di sapore decisamente informatico e quindi legata più al mondo di addetti ai lavori che forse non tutti condividiamo, la mattinata è stata piuttosto interessante, dato che si è trattato di una "finestra" verso il mondo di oggi. 

Ho apprezzato moltissimo poi la visita guidata alla Cantina di Soave, sita in Borgo Rocca Sveva, un progetto nato per dare concretezza e legare saldamente al territorio e alla sua civiltà, una cultura e una scienza che nei secoli si sono affermate ed evolute. Inserito nel cuore di un territorio particolarmente fortunato, per terreni e clima, alle pendici del castello di Soave, Borgo Rocca Sveva non è solo un’antica cantina sapientemente ristrutturata, ma luogo d’eccellenza e un polo di divulgazione della cultura del vino.

Ho appreso dalla guida, giovane ragazza molto esperta, che proprio li sono  prodotte le linee di alta gamma di Cantina di Soave: il famoso Equipe 5, spumanti metodo classico e Rocca Sveva. 

Qualche cenno sul processo produttivo:
La cantina di Borgo Rocca Sveva, nella quale avviene l’intero processo di lavorazione dei vini Rocca Sveva ed Equipe, è una struttura indipendente rispetto alle altre, che comprende un’area coperta totale di oltre 10.000 mq. dove sono vinificate le uve destinate alle produzioni del Progetto Qualità: i vini d’alta gamma Rocca Sveva e gli spumanti metodo classico Equipe 5, destinati ad enoteche e ristoranti. L’uva destinata a Borgo Rocca Sveva viene raccolta dai vigneti coltivati nel rispetto del Progetto Qualità. Al momento della consegna la gradazione zuccherina viene confrontata con un livello-soglia di riferimento, sulla base della varietà d’uva, delle condizioni climatiche dell’annata per ottenere un vino di massima espressività.


 
 
 

La cantina in cui poi avviene il processo di lavorazione, che qui vediamo in alcune foto, è strutturata secondo un modello “francese”, cioè è costruita su più piani. Questo consente di svolgere i diversi processi produttivi utilizzando meno le pompe e le macchine e sfruttando la forza di gravità, secondo un procedimento che viene definito “a cascata” e che consente di rispettare la qualità originaria dell’uva durante le lavorazioni. Dopo la fermentazione alcuni vini hanno bisogno di essere affinati in botte o in barrique, per un periodo di tempo che differisce a seconda della varietà di vini (per l’Amarone della Valpolicella ad esempio sono necessari anche 5/6 anni); gli spumanti metodo classico hanno bisogno di un periodo di riposo in bottiglia di 36 mesi. Per l’affinamento la cantina del Borgo è dotata di una bottaia e di una grotta di 2.500 metri quadrati, dove sono poste le barrique.

Quindi se vi trovate a passare da Soave o se avete organizzato una vacanza nel nostro splendido Veneto, non mancate di prenotare una visita guidata tramite mail
borgoroccasveva@cantinasoave.it, o telefonando allo 045-6139845.



 

martedì 22 gennaio 2013

Ogni tanto capita qualcosa che ti fa apprezzare la buona compagnia e la vita


E' ormai cosa molto rara, ma ogni tanto capita anche a me e per questo mi considero un'eletta, di poter godere di deliziose giornate in compagnia.
In compagnia non solo di carissimi amici, ma anche di ottimo cibo e splendidi vini in una deliziosa cornice. Se a tutto questo si aggiunge anche il fatto che, oltre a deliziare il corpo, si è provveduto anche a nutrire lo spirito con la visita ad una stupenda ed altrettanto inaspettata mostra sul Tibet (tesori dal tetto del Mondo), per la prima volta in esposizione in Italia, allora si può proprio dire di aver fatto centro.
Ecco, quella di domenica scorsa è stata proprio una giornata superba, scalfita appena appena da una pioggia pervicace e noiosa. Vorrei lasciarvi un po' in sospeso, ma non è nel mio stile, anche se il resoconto sarà stringatissimo.

Inizio con alcune foto, scadenti come sempre dato che sono prese con il cellulare, del  Quartiere Latino di Treviso, quartiere nato da un'attenta ristrutturazione del vecchio ospedale; di seguito, dopo il ritrovo in piazza (marito e Carlo Rampazzo in primo piano), alcune foto del ristorante che ci ha accolto:  si tratta del MED, locale giovane e sbarazzino, ma dove tutto fa capire fin da subito che Andrea, il proprietario, ha un'attenzione speciale per i propri ospiti.
 
Momento di incontro nel Quartiere Latino

 


Le ultime due foto sono state scattate da dentro il ristorante: si vedono la ruota del Mulino ed il canale che passa proprio sotto il ristorante, tanto che, seduti a tavola, si prova la sensazione di avere i piedi a mollo, essendo separati dall'acqua solo da una serie di cristalli a pavimento dove sono posizionati tavoli e sedie.

 
Non posso non fare un accenno al carissimo amico  Arnaldo Toffon (nella foto successiva) nostro anfitrione e membro dell'Union Europèene des Gourmets . I membri portano al collo la fascia dell'associazione con il famoso  "taste de vin", che qui si intravede appena tra i bicchieri.

 

E' stata anche l'occasione per conoscere Angelo Grando, Gourmet di fama internazionale, nella foto qui sopra, Presidente dell'associazione, oltre altri illlustri fondatori, come Sonia Moro.
Ora una piccola panoramica sugli arredi del ristorante che molte amiche blogger ameranno a prima vista, trattandosi di simpaticissimi dettagli shabby: ecco la parete interamente rivestita di scatole di vini, la credenza con mille cassettini e la vetrina di recupero.






Tralascio la descrizione del Menu, leggero e delizioso, ma posso dirvi che quello che mi ha conquistato di più sono state le spiegazioni che Angelo ed Arnaldo hanno voluto condividere con me su portate e vini. 

Non posso non chiudere riportando un paio di citazioni dal sito dell'Union Europèene des Gourmets
“Il vino anima il cibo, la bottiglia giusta mette in movimento un piatto semplice o una portata suntuosa, così come la bacchetta di un grande direttore d’orchestra fa vivere lo spartito di un’opera musicale.”
E ancora:
“Il vino rende più caldo e coinvolgente il nostro rapporto con il cibo; compie un’opera di   sollecitazione, di risveglio,  ci aiuta a indagare le caratteristiche del piatto e finisce per esaltarlo. Verrà ricambiato dal piatto creando una reciproca gratificazione. Il vino si fa apprezzare come sostegno alla digestione, a patto che la quantità consumata sia moderata."

PS: nel pomeriggio ho avuto il tempo di recuperare e smaltire qualche piccolo eccesso. In ogni caso non guidavo io! 




venerdì 18 gennaio 2013

Domenica con il torcolato!


Sperando che il tempo sia clemente, vi suggerisco per questo fine settimana una tappa in quel di Breganze, sempre nella mia amata provincia di Vicenza per partecipare alla prima del Torcolato Doc Breganze, tradizionale appuntamento con un sensazionale Passito bianco della Pedemontana vicentina.
E' un’occasione per assaggiare il vino bianco dolce che nasce dalla spremitura dell’uva vespaiola, fatta appassire nei fruttai e nei solai dei produttori; si potrà assistere alla scenografica spremitura in piazza, effettuata con un antico torchio del 1930.
Tanti sono gli appuntamenti in programma: dalla possibilità di vistare le cantine aderenti all’iniziativa Fruttaio Tour®, per vedere dove e come nasce il Torcolato, che saranno aperte dalle 10 alle 12.30 e dalle 17 alle 19, a momenti folcloristici. Per l’occasione, inoltre, i produttori, riuniti nel Consorzio Tutela Vini Doc Breganze e nell’Associazione Strada del Torcolato e dei Vini di Breganze, hanno deciso di tentare un’impresa “mondiale”. Da secoli, nelle cantine della zona, il metodo adottato per asciugare l’uva appena vendemmiata e produrre il vino dolce, consiste, appunto, nell’attorcigliare i grappoli freschi a uno spago (da cui deriva il nome TORCOLATO), creando delle trecce che sono poi appese, per tre-quattro mesi, ad appassire. Ebbene: da quest’anno il Torcolato potrà vantare la treccia d’uva più lunga del mondo, che sarà issata sul campanile della Chiesa di Breganze, che vanta un altro primato e cioè quello di essere la seconda torre campanaria più alta del Veneto.

Qualche parola in più sul Torcolato, un vino da meditazione raro e prezioso prodotto dalla vinificazione di uva vespaiola, varietà autoctona, appassita per alcuni mesi dopo la vendemmia. Alla vista si presenta di color giallo oro carico con riflessi ambrati; all’olfatto è fine e complesso con intensi profumi di miele, uva passa, frutta matura; il gusto è dolce, pieno e rotondo, con una buona acidità che mitiga la dolcezza. Ideale come vino da meditazione il Breganze Torcolato può essere altrettanto apprezzato in felici abbinamenti con foie gras, formaggi stagionati o erborinati, pasticceria secca.
Ee è proprio con i formaggi che il Torcolato scatena un intreccio di emozioni in grado di sviluppare nuovi aromi ed equilibri. La degustazione “formaggio-Torcolato” non si basa sull’assonanza dei gusti, bensì sul contrasto tra le sensazioni espresse dal formaggio (dolce, salato, sapido, speziato, piccante, ecc) e il dolce unito alla particolare acidità espressa da questo vino.

Per provarlo a casa, i formaggi consigliati sono: l’Erborinato di Capra, la Robiola di Roccaverano, il Roquefort, il Gorgonzola Naturale, lo Stilton, il Comté, il Bitto e il Caciocavallo affumicato.
Okkio! Se assaggiate durante il giro delle cantine, fate guidare l'auto ad un amico/amica astemia.

lunedì 14 gennaio 2013

Mostra mercato Libri d'epoca e di Vicenza


Se siete appassionati di libri d’epoca o cercate libri su Vicenza e provincia, vi segnalo che è partita proprio nei giorni scorsi, per la precisione il 10 gennaio, una mostra mercato su Vicenza e provincia, costituita da libri che la Cooperativa SocialeInsieme ha raccolto negli ultimi due anni in polverose soffitte e nelle riciclerie della città.

Si tratta di veri e propri tesori, ognuno con la sua storia e la sua peculiarità; ci sono libri di Pieropan autografati che raccontano la storia delle nostre montagne, preziosi libri arricchiti dalle stampe di Calabrò che illustrano le tradizionali feste vicentine, moltissimi libri di immagini ed architettura che ripercorrono le vie di Vicenza con palazzi e ville.
Molte anche le biografie di cittadini più o meno illustri che ripercorrono cento anni di storia cittadina e volumi che raccolgono le vicende di paesi della provincia ricchi di fotografie e di un nutrito elenco di nomi di persone che hanno fatto bene o male la nostra storia.

Ci sono oltre cento libri del 700/800 che si sono conservati nel tempo sfidando parassiti, alluvioni e terremoti: alcuni ancora con pagine ricavate dal trattamento di stracci e tessuti. Si tratta di  testi di letteratura, opere teatrali, classici del tempo e saggi che nulla hanno a che vedere con gli attuali e-book ed è proprio per questo che emanano un fascino veramente tutto loro.

Due angoli specializzati raccolgono da una parte messali e  libri religiosi appartenuti a sacerdoti e devote signorine e dall’altra una più profana raccolta di libri di Pinocchio di Collodi, tra cui spicca una rarissima copia dei primi del novecento, oltre a tante bellissime versioni illustrate degli ultimi cinquantanni.

Per chi fosse interessato a fare questo salto nel passato e ad “annegare” tra un migliaio di libri in cui in cui cercare il proprio testo preferito, la mostra rimarrà aperta fino al 19 gennaio presso la sede della Cooperativa Sociale Insieme, a Vicenza in via Dalla Scola, 255, con orario di negozio (da martedi al sabato 10 -12,30/15-19, il lunedì aperto dalle 15 alle 19; lunedi mattina e domenica chiuso).
L’ingresso ad appassionati e curiosi come sempre è libero.

venerdì 11 gennaio 2013

Domenica 13 gennaio a Vicenza per il Mercato dell'Antiquariato


Niente da fare questa domenica? Allora si può fare un salto, tempo permettendo a Vicenza per una visita al  Mercato dell'Antiquariato e del Collezionismo. Sorto nel 2002, grazie all'organizzazione dell'associazione culturale Il Tritone, è un appuntamento fisso ogni seconda domenica del mese (da settembre a giugno) ed è senza dubbio tra i primi eventi del settore nel territorio veneto con 260 espositori provenienti da tutta Italia (Campania, Puglia, Lazio, Toscana, Piemonte, Marche) e anche dall'estero (Austria, Belgio e Francia) con una media di 19 mila visitatori ad edizione. 
Il Mercato coinvolge tutte le splendide piazze del centro storico di Vicenza: la rinomata e famosa Piazza dei Signori, Piazza Biade, Piazzetta Palladio, Piazza Garibaldi, Piazza Duomo e Piazza Castello. Gli espositori sono selezionati per garantire al visitatore un'alta qualità di merceologie presentate: mobili del '700, libri dal '500 in poi, monete antiche, dipinti e sculture di ogni epoca, oltre a stampe, fumetti, dischi e mille altri oggetti del collezionismo.

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martedì 8 gennaio 2013

Fiera del Broccolo Fiolaro d Creazzo

 
In questi giorni, passando in macchina da Creazzo per recarmi al lavoro, non ho potuto non notare lo striscione che pubblicizza la tradizionale fiera del Broccolo fiolaro di Creazzo. 

Poiché sono convinta che non tutti sappiate di che cosa si tratta, credo che valga la pena di parlarne un po'. Infatti è  una specialità locale diffusa solo nella provincia vicentina; un tempo era un cibo ad uso e consumo esclusivo dei poveri, ma oggi è molto apprezzato per le sue proprietà alimentari, talmente tanto apprezzato che se ne è occupata anche Geo & Geo nella puntata del 9 febbraio 2011. 
 


Il nome di questo ortaggio deriva dalla presenza di germogli lungo il fusto della pianta, conosciuti nel mio dialetto come "fioi" e che costituiscono la parte che va cotta, insieme alle foglie più giovani e tenere, come una vera prelibatezza.
Vi dico subito, avendolo assaggiato e cotto di persona, che il broccolo fiolaro non ha nulla a che vedere, né per forma, né per gusto, con le altre varietà di broccolo.
Pare che se ne sia innamorato addirittura il poeta Johann Wolfgang von Goethe, durante la tappa a Vicenza del suo viaggio in Italia nel 1786. Il 23 settembre di quell'anno Goethe, in visita al mercato vicentino, fermò in un disegno l'immagine di una giovane contadina che caricava sulle spalle il "bigòlo", un arco di legno flessibile, alle cui estremità pendevano due ceste colme di ortaggi.
Nell'ottocento la produzione di broccolo fiolaro raggiungeva già i 150 mila cespi l'anno, ma anche quest'ortaggio risentì dell'evoluzione dei tempi, ad un mercato che iniziava a conformarsi alle prime avvisaglie del mercato globale.
Sono gli anni Cinquanta-Sessanta e nell'Italia che cambia, cambiano anche i gusti dei consumatori ed il broccolo fiolaro tramonta rapidamente sulle tavole.
In questi ultimi anni, però, con la riscoperta della tipicità e genuinità dei prodotti, reazione proprio a quella globalizzazione "insipida" che ne aveva decretato il tramonto, il fiolaro è tornato sulle tavole, presentato in un'infinità di ricette: nei tortini, nei panzerotti, sulla pizza, con la pasta, nei ripieni, nelle creme e nelle zuppe e anche come contorno.
La raccolta dei broccoli si protrae da novembre a febbraio, anche se i più saporiti sono, secondo la tradizione, quelli delle prime gelate, quando per difendersi dal freddo il sempreverde limita la presenza di acqua nei tessuti e aumentando la concentrazione di sali e zuccheri, che lo rendono più saporito. Ricco di vitamine, di sali minerali e di calcio, il fiolaro, come tutti i cavoli, rappresenta una valida alternativa dietetica al formaggio.
Riconosciuto con il Decreto Legislativo n.173 del 1998 quale Prodotto Agroalimentare Tradizionale, il Broccolo Fiolaro rientra nella categoria dei prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati. La sua è una coltura tipica della zona collinare di Creazzo, dove è stata introdotta alcuni secoli fa. La sua coltivazione si è affermata nella parte alta della collina, nella zona di Rivella-Beccodoro-Rampa, per vari fattori: nella zona tipica gli appezzamenti utilizzati sono in pendenza ed esposti a sud, per cui le condizioni climatiche nel periodo invernale sono più favorevoli rispetto alla pianura; infatti il broccolo è una coltura prettamente invernale e sebbene riesca a sopportare per brevi periodi temperature anche piuttosto basse (-8/10 °C) senza eccessivi danni, abbisogna di un clima non troppo freddo ed asciutto come si può riscontrare in collina; il terreno soprattutto della zona a terre bianche è di tipo sabbioso-limoso, calcareo e, se lavorato opportunamente, si presenta sciolto, facilitando le operazioni colturali; in passato la disponibilità d’acqua era fattore limitante per le produzioni agricole, soprattutto nelle zone collinari, ma sotto questo aspetto la collina di Creazzo poteva contare sulla presenza di numerose sorgenti, che sono state sfruttate per l’irrigazione soprattutto nella delicata fase del post-trapianto nel periodo estivo.
L’ideale combinazione di questi fattori, produce un prodotto di riconosciuta qualità, superiore rispetto ai comuni limitrofi.
 
Il broccolo appartiene alla famiglia delle Brassicacee, che comprende circa 3000 specie coltivate nel mondo. Molte di esse sono importanti come piante alimentari per l’uomo e già nell’antichità venivano coltivate per i loro effetti benefici. Originario dell’Europa, è coltivato da tempo immemorabile; lo cita anche Catone il Vecchio riconoscendogli proprietà medicamentose. Attualmente le varietà coltivate in Europa sono circa 150. Il broccolo possiede importanti caratteristiche antimutagene e anticancerogene, visto l’elevato contenuto di sostanze antiossidanti. Il suo consumo è indicato come alimento preventivo dei tumori dell’apparato digerente, polmonare, del seno, della prostata e dell’endometrio, nonché nei soggetti affetti da ipertensione arteriosa grazie all’ottimo apporto di potassio.




giovedì 3 gennaio 2013

“Capolavori che ritornano”, a Palazzo Thiene ceramiche del ’700



E' vero che a casa nostra, un po' per pigrizia ed un po' per comodità, siamo abituati a posateria, bicchieri e piatti destinati ad essere lavati in lavastoviglie. E quando poi, soprattutto durante le feste, ci decidiamo a tirar fuori dall'armadio “quel” servizio, il famoso servizio buono, magari con il bordo dorato orgogliosi della bella figura che fa sulla tavola, passiamo il resto della giornata di pessimo umore per tutte le attenzioni che dobbiamo dedicare ad ogni piatto, sia nella fase di lavaggio, che in quella di asciugatura.
In ogni caso credo che ne valga la pena, anche se i nostri servizi di “piatti speciali” non possono certo competere con il servizio regale della manifattura Antonibon che è in esposizione in questi giorni e fino al 27 gennaio 2013 a Vicenza, presso Palazzo Thiene, in corso Palladio, dove è allestita la mostra “Un regale servizio da tavola della manifattura Antonibon; dalla Corte d’Olanda a Palazzo Thiene” un esempio notevolissimo e pregevolissimo di art de la table settecentesca della manifattura Antonibon di Nove.

Se avete un po' di tempo, una capatina alla mostra “val bene una messa”; la mostra si inserisce nel progetto culturale proposto dalla Banca Popolare di Vicenza ed è rivolto alla salvaguardia dei capolavori veneti dalla dispersione sui mercati mondiali.
Il servizio antico esposto è composto da 132 stupefacenti pezzi da tavola finemente decorati con i motivi tipici della “frutta barocca” con un fondo cioè in cui sono rappresentati gruppi multicolori dei migliori prodotti del frutteto e dell'orto, prevalentemente presenti sulle mense venete del Settecento: mele, pere, uva, ciliegie, fichi, susine …e poi zucche, verze, carciofi, rape come antologia del “delimitato” infinito del nutrimento vegetariano domestico, avente per "recinto" capricciosi fiorellini, strappati alle aiole del giardino contiguo.

In questo caso non siamo solo di fronte ad un eccellente manufatto dei grandi ceramisti Antonibon, ma ad un servizio appartenuto alla Regina Giuliana d’Olanda, sovrana dal carattere amabile e dai modi gentili, che fu tanto amata dagli Olandesi e che aveva una particolare predilezione per l’Italia, dove amava recarsi spesso in villeggiatura nella sua villa di Porto Ercole sull’Argentario.
Si dice il servizio sia giunto a corte come dono offerto da un ospite di rango, o che possa essere stato il frutto di una raccolta antiquaria arricchitasi, forse, sulla spinta della passione collezionistica della stessa Regina Giuliana; comparendo, inoltre, negli archivi della residenza di Stato destinata all’accoglienza degli ospiti della casa reale, si presume venisse utilizzato in occasione di banchetti e ricevimenti a corte.
L’eccezionale qualità dei manufatti, la dovizia delle decorazioni, unite al gusto della Regina Giuliana e alla sua predilezione per l’arte italiana, hanno contribuito al successo di questo capolavoro veneto presso la corte d’Orange e confermato quanto l’arte della ceramica sia evidentemente slegata dalla vecchia definizione di “arte minore”, raggiungendo vertici di straordinaria qualità.
Diversi anni dopo la morte della sovrana, avvenuta nel 2004, il servizio da tavola fu messo sul mercato antiquario dal quale Banca Popolare di Vicenza l’ha acquisito integrandolo nelle sue collezione e salvaguardandolo quindi dalla dispersione.

C'è tempo solo fino al 27 gennaio, da venerdì a domenica, dalle ore 10 alle 18; l'ingresso è libero (solo visite guidate martedì, mercoledì e giovedì ore 10-18).