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giovedì 2 febbraio 2017

2 febbraio - il rito della Candelora


 
Proprio stamattina, di ritorno dall'ennesimo “giretto” in ospedale, alla mamma, mia unica memoria storica, è venuto in mente che oggi si celebra il rito della ”seriola” meglio noto come Candelora.
Alle mie richieste di spiegazioni ha bonfochiato che non si ricordava bene, che riguardava la benedizione alle candele e che c'era un detto popolare collegato alla festa. 
(Al dì della seriola dall'inverno semo fora, ma che sia nuvolo o che sia seren per quaranta dì ancora ghinavem)

Non ci credevo, mi pareva una cosa strana e appena ho potuto sono andata in cerca di notizie.

La parola Candelora deriva dal latino festum candelarum e va messa in relazione con l'usanza di benedire le candele (o meglio i ceri da dove deriva il nostro “seriola”), prima di accenderle e portarle in processione. I ceri vengono conservati nelle abitazioni dei fedeli per essere riutilizzati, come accadeva in passato, per ingraziarsi le divinità durante calamità meteorologiche o nell'attesa del ritorno di qualcuno momentaneamente assente, o infine, come accade ancora, in segno di devozione cristiana.
Da piccola ho passato la mia infanzia con la nonna, ma non ho ricordi di questo rito; francamente non ricordo nemmeno di processioni o altro; mia nonna, quando c'era brutto tempo con grossi chicchi di grandine, era solita salire in soffitta dove conservava l'ulivo benedetto delle palme, prenderne alcune foglie, scendere in cucina, dargli fuoco e poi gettarle dalla finestra aperta recitando una preghiera perchè il buon Dio preservasse i raccolti dei campi. 
 
E sarà un caso, ma ogni volta, la grandine cessava. 
 
E da piccola mi pareva un rito magico. 
 
Ma non sarà che nel tempo necessario per fare tutta la trafila la grandine sarebbe cessata comunque? Ma perchè la nonna non usava le candele benedette della ceriola?

In che cosa voglio credere: nei ricordi o nella razionalità?
In ogni caso stasera, al ritorno a casa, lascerò bruciare la mia “seriola” sul balcone.